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Libertà

22/11/2009

Forse è vero che, per conquistare il potere e per conservarlo tenendo gli elettori al guinzaglio, i politici sono costretti a mentire. Forse è vero che gli elettori, mitridatizzati, finiscono con l’”affezionarsi alla menzogna come il cane è affezionato al proprio guinzaglio“. Ma il giornalista, in tutto questo, c’entra? E, se c’entra, che ruolo ha? L’alternativa è secca. O si rassegna al suo ruolo di guinzaglio. Oppure il guinzaglio che lega il potere ai cittadini lo recide con le cesoie, riscoprendo la sua missione. Che non è quella di cambiare il mondo, e nemmeno di far vincere le elezioni a Tizio o a Caio. Ma quella di raccontare i fatti. Possibilmente tutti. Possibilmente veri. Se poi qualcuno deciderà di usarli per farsi un’opinione informata, per conoscere le varie strade e scegliere la migliore a occhi aperti, insomma per essere libero, tanto meglio.
Ogni cinquant’anni, gli ungheresi scendono in piazza per riprendersi la loro libertà. Chissà come si dice “libertà” in italiano. Forse aveva ragione Leo Longanesi: “Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi”.

(Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti, 2006)

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L’etimo di “Tesi”

16/11/2009

Piccolo Tesista: Ehi, ciao, è mica passato di qui il prof. X?
Amico 1: Chi, il tuo relatore? Noi non l’abbiamo visto…
Amico 2: L’abbiamo solo sentito: diceva “Se mi cerca P.T., dite che non mi avete visto”.

P.S.: ho preso casa… e sono andato a finire nella stessa strada del mio relatore (per davvero).

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In memoriam

03/11/2009

Claude Lévi-Strauss
28.xi.1908 – 30.x.2009

Lévi-Strauss

Come l’individuo non è solo nel gruppo e ogni società non è sola fra le altre, così l’uomo non è solo nell’universo. Quando l’arcobaleno delle culture umane si sarà inabissato nel vuoto scavato dal nostro furore; finché noi ci saremo e esisterà un mondo – questo tenue arco che ci lega all’inaccessibile resisterà: e mostrerà la via inversa a quella della nostra schiavitù, la cui contemplazione, non potendola percorrere, procura all’uomo l’unico bene che sappia meritare: sospendere il cammino; trattenere l’impulso che lo costringe a chiudere una dopo l’altra le fessure aperte nel muro della necessità e a compiere la sua opera nello stesso tempo che chiude la sua prigione; questo bene che tutte le società agognano, qualunque siano le loro credenze, il loro regime politico e il loro livello di civiltà; in cui esse pongono i loro piaceri e i loro ozi, il loro riposo e la loro libertà; possibilità, vitale per la vita, di distaccarsi e che consiste – addio selvaggi! addio viaggi! – durante i brevi intervalli in cui la nostra specie sopporta di interrompere il suo lavoro da alveare, nell’afferrare l’essenza di quello che essa fu e continua a essere, al di qua del pensiero e al di là della società; nella contemplazione di un minerale più bello di tutte le nostre opere; nel profumo, più sapiente dei nostri libri, respirato nel cavo di un giglio; o nella strizzatina d’occhio, carica di pazienza, di serenità e di perdono reciproco che un’intesa volontaria permette a volte di scambiare con un gatto.

(Claude Lévi-Strauss, Tristi Tropici)

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Sposami!

14/10/2009

“Quando un uomo e una donna decidono di legalizzare la loro unione con una cerimonia matrimoniale, si pongono un problema che continuerà a presentarsi per tutta la durata del matrimonio: ora che sono sposati stanno insieme perché lo vogliono o perché lo debbono?” (Haley, Strategies of Psychotherapy, p. 219)

Se si tiene conto di quanto abbiamo esposto finora, diventa assai problematico definire in un modo che non sia ambiguo il rapporto della coppia di cui sopra quando si aggiunge una numerizzazione (il contratto matrimoniale) all’aspetto prevalentemente analogico della relazione (il corteggiamento).

(P. Watzlawick, J. Helmick Beavin, D. D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, 1967)

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Evoluzione

14/09/2009

Ehi, gli anni passano ed io comincio a somigliare a un uomo!
Pensa un po’, le entità che compaiono nelle mie fantasie erotiche hanno risalito di qualche gradino la gerarchia di animatezza, rispetto a qualche anno fa. Ora siamo agli animali superiori!

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La madre

09/09/2009

[...]

Meleagro: Noi cacciatori, Ermete, abbiamo un patto. Quando saliamo la montagna ci aiutiamo a vicenda – ciascuno ha in pugno la vita dell’altro, ma non si tradisce il compagno.

Ermete: O sciocco, non si tradisce che il compagno… Ma non è questo. Sempre la vostra vita è nel tizzone, e la madre vi ha strappati dal fuoco, e voi vivete mezzo riarsi. E la passione che vi finisce è ancora quella della madre. Che altro siete se non carne e sangue suoi?

Meleagro: Ermete, bisogna aver visto i suoi occhi. Bisogna averli visti dall’infanzia, e saputi familiari e sentiti fissi su ogni tuo passo e gesto, per giorni, per anni, e sapere che invecchiano, che muoiono, e soffrirci, farsene pena, temere di offenderli. Allora sì, è inaccettabile che fissino il fuoco vedendo il tizzone.

Ermete: Sai anche questo e ti stupisci, Meleagro? Ma che invecchino e muoiano vuol dire che tu intanto ti sei fatto uomo e sapendo di offenderli li vai cercando altrove vivi e veri. E se trovi questi occhi – si trovano sempre, Meleagro – chi li porta è di nuovo la madre. E tu allora non sai più con chi hai da fare e sei quasi contento, ma sta’ certo che loro – la vecchia e le giovani – sanno. E nessuno può sfuggire al destino che l’ha segnato dalla nascita col fuoco.

Meleagro: Qualche altro ha avuto il mio destino, Ermete?

Ermete: Tutti, Meleagro, tutti. Tutti attende una morte, per la passione di qualcuno. Nella carne e nel sangue di ognuno rugge la madre. Vero è che molti sono vili, più di te.

Meleagro: Non ero vile, Ermete.

Ermete: Ti parlo come a ombra, non come a mortale. Fin che l’uomo non sa, è coraggioso.

Meleagro: Non sono vile, se mi guardo intorno. So tante cose adesso. Ma non credo che anche lei – la giovane – sapesse quegli occhi.

Ermete: Non li sapeva. Era quegli occhi.

Meleagro: O Atalanta, io mi domando se anche tu sarai madre, e capace di guardare nel fuoco.

Ermete: Vedi se ti ricordi le parole che disse, la sera che scannaste il cinghiale.

Meleagro: Quella sera. La sera del patto. Non la dimentico, Ermete.
Atalanta era piena di furia perché avevo lasciato sfuggire la belva nella neve. Mi menò un colpo con la scure e mi prese alla spalla. Io da quel colpo mi sentii toccare appena, ma le urlai più furente di lei: “Ritorna a casa. Ritorna con le donne, Atalanta. Qui non è luogo da capricci di ragazze”. E la sera, quando il cinghiale fu morto, Atalanta camminò con me in mezzo ai compagni e mi diede la scure ch’era tornata a cercare da sola sul nevaio. Facemmo il patto, quella sera, che, andando a caccia, uno dei due sarebbe a turno stato disarmato, perché l’altro non fosse tentato dall’ira.

Ermete: E che cosa ti disse Atalanta?

Meleagro: Non l’ho scordato, Ermete. “O figlio di Altea” disse, “la pelle del cinghiale starà sul nostro letto di nozze. Sarà come il prezzo del tuo sangue – e del mio”. E sorrise, così per farsi perdonare.

Ermete: Nessun mortale, Meleagro, riesce a pensare sua madre ragazza. Ma non ti pare che chi dice queste cose sarà capace di guardare il fuoco? Anche la vecchia Altea ti uccise per un prezzo del sangue.

Meleagro: O Ermete, tutto ciò è il mio destino. Ma son pure esistiti mortali che vissero a sazietà senza che nessuno avesse in pugno i loro giorni…

Ermete: Tu ne conosci, Meleagro? Sarebbero dèi. Qualche vile è riuscito a nascondere il capo, ma anche lui portava sangue di madre, e allora l’odio, la passione, la furia son divampati nel suo cuore solo. In qualche sera della vita anche lui si è sentito riardere. Non tutti – è vero – siete morti di questo. Tutti, quando sapete, conducete una vita di morti. Credimi, Meleagro, tu hai avuto fortuna.

(Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò: La madre)

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Triste tropo visivo.

03/09/2009

Per aspera ad astra

“Per aspera ad astra”

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L’ami

30/08/2009

La moitié

de l’amitié:

c’est l’ami.

(Platon, Le Banquet)

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Adolescente, non eroe.

27/08/2009

13 ag.
È ben altro. È lei, la venuta dal mare.

14 ag.
E anche lei finisce allo stesso modo. Anche lei. Va bene. Sono onde di questo mare.

16 ag.
Cara, forse tu sei davvero la migliore – quella vera. Ma non ho più tempo di dirtelo, di fartelo sapere – e poi, se anche potessi, resta la prova, la prova, il fallimento. [...]
Anche tu sei la primavera, un’elegante, incredibilmente dolce e flessibile primavera, dolce, fresca, sfuggente – corrotta e buona – “un fiore della valle del Po”, direbbe chi so io.
Eppure, anche tu sei soltanto un pretesto. La colpa, dopo che mia, è soltanto dell’”inquieta angosciosa, che sorride da sola”.

Perché morire? Non sono mai stato vivo come ora, mai così adolescente. [...]

17 ag.
[...] È la prima volta che faccio il consuntivo di un anno non ancor finito.
Nel mio mestiere dunque sono re.
In dieci anni ho fatto tutto. Se penso alle esitazioni di allora.
Nella mia vita sono più disperato e perduto di allora. Che cosa ho messo insieme? Niente. Ho ignorato per qualche anno le mie tare, ho vissuto come se non esistessero. Sono stato stoico. Era eroismo? No, non ho fatto fatica. E poi, al primo assalto dell’”inquieta angosciosa”, sono ricaduto nella sabbia mobile. Da marzo mi ci dibatto. Non importano i nomi. Sono altro che nomi di fortuna, nomi casuali – se non quelli, altri? Resta che ora so qual è il mio più alto trionfo – e a questo trionfo manca la carne, manca il sangue, manca la vita.
Non ho più altro da desiderare su questa terra, tranne quella cosa che quindici anni di fallimenti ormai escludono.
Questo il consuntivo dell’anno non finito, che non finirò.

(Cesare Pavese, Il mestiere di vivere)

27 agosto 1950

Ultime parole

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La cella estate

15/07/2009

Tre esami da preparare (tassativamente) per settembre.

Uno dei quali sul “Teeteto” di Platone. Un altro sui “Lineamenti di filosofia del diritto” di Hegel.

L’articolo su Kant e Leibniz da terminare, correggere, chiarificare, plausibilificare, concentrare (ché deve stare grosso modo in cinque pagine, ma per noi kantiani invece “sintesi” significa “ampliamento”), annotare, formatoadeguare… e tradurre in inglese, alla fine.

Niente vacanze, niente pause né passeggiate, questa estate.

La cella estate…