Perché se guardate c’è
disegnata sui muri
di ogni grande città
una riga spezzata
di come sarà la rovina
di come la maceria si ritaglierà
Stefano Benni, Grande compianto della città di Parigi

Perché se guardate c’è
disegnata sui muri
di ogni grande città
una riga spezzata
di come sarà la rovina
di come la maceria si ritaglierà
Stefano Benni, Grande compianto della città di Parigi

The Evolution of Olives
Outside Florence’s walls in the hissing grass
the olive-pickers snooze, under the olives;
one’s hands lie across his chest, like the tomb-sleeper’s;
his dusty boot thrown over the other’s.
The ground around them, and the unattended fruit,
drink heat. Either the pickers are waiting
for their nets to sprout in the sun or for the olives
to invent a means of ripening slower.
(Tim Liardet)

Il mio passato è una malattia contratta nell’infanzia. Perciò ho deciso di capire come. Questo referto, dunque, non vuole essere un teatro anatomico, piuttosto un susseguirsi di fotogrammi, dove quello che conta è il flusso dell’immagine, il corpo sgusciante che vibra sotto di me, la sua forma mutante tra le forme: vasi sanguigni, conchiglie di molluschi, cellette d’api, snodi autostradali, pelvi di uccelli, cristalli e filettature aerodinamiche. Non c’è trama, ma trauma: un esercizio di patopatia. Non c’è teoria, ma racconto di piccole catastrofi, giocate dentro gli spazi interstellari della carne.
Valerio Magrelli, Nel condominio di carne

With half-damp eyes I stared to the room
Where my friends and I spent many an afternoon
Where we together weathered many a storm
Laughin’ and singin’ till the early hours of the morn
[...]
How many a year has passed and gone
And many a gamble has been lost and won
And many a road taken by many a friend
And each one I’ve never seen again
I wish, I wish, I wish in vain
That we could sit simply in that room again
Ten thousand dollars at the drop of a hat
I’d give it all gladly if our lives could be like that

Non potremo ricordarci tutto di questa concitata estate, dei suoi litigi urlati tra passeggeri e conducente, delle manovre laboriose infilate proprio sotto gli occhi dei vigili. Ma qualcuna delle curve più azzardate resterà nella nostra memoria, questo è certo.
Per un governo italiano, quando si arriva alle politiche finanziarie, l’idea di fare cassa rifiutandosi di pagare le pensioni è classica quanto un “passiamo col rosso, tanto l’incrocio è vuoto”. Non bisogna esser dei geni, verrebbe in mente anche all’ultimo vicecapogruppo. Invece “abolire il valore degli anni di studio universitario o di servizio militare per il raggiungimento dell’età pensionabile”, questa è nuova. Bravo Ministro, davvero una grande idea! Abolirne il valore per il futuro e per il passato, cioè annullare anche i riscatti pensionistici già pagati a caro prezzo dai cittadini: giusto! Questo si chiama ben governare.
Tra le cose che non dimenticheremo di questo agosto di lotta e di governo, insomma, c’è l’acuta trovata del ministro Maurizio Sacconi da Conegliano, detto “cima”.
(Nelle immagini, una simulazione dei possibili effetti della misura di Cima da Conegliano)

Il disappunto di Davide nel vedere vanificato il suo lungo servizio militare ha potuto sfogarsi solo con un gesto di estrema violenza.
Molti anni di studio non gli hanno portato il benessere, ed ora nemmeno gli garantiscono il diritto alla pensione: un San Girolamo anziano e bisognoso ruggisce la sua rabbia.

Lo spirito umano, tuttavia, quante altre volte bisognerà ripeterlo, è il luogo prediletto delle contraddizioni, né del resto si è osservato ultimamente che prosperino o semplicemente abbiano condizioni di esistenza possibili al di fuori di esso.
(José Saramago, Tutti i nomi)

Il Signor José guarda il soffitto e gli domanda, Che cos’altro posso fare, e il soffitto gli risponde, Niente [...] la credenziale è falsa e sarà meglio per te non usarla, non vorrei essere nella tua pelle se uno di questi giorni ti colgono in flagrante, Nella mia pelle non ci potresti essere, tu sei solo un soffitto di stucco, Sì, ma anche quello che vedi di me è una pelle, e d’altro canto la pelle è tutto quanto vogliamo che gli altri vedano di noi, sotto la pelle neanche noi stessi riusciamo a sapere chi siamo, Nasconderò la credenziale, Al tuo posto la straccerei o la brucerei, La conserverò con le carte del vescovo, dove la tenevo, Fai un po’ tu, Non mi piace il tono con cui lo dici, mi suona di malaugurio, La saggezza dei soffitti è infinita, Se sei un soffitto saggio, dammi un’idea, Continua a guardarmi, a volte se ne cava qualcosa.
La voce che avvertiva dentro di sé adesso gli diceva cose tipo questa, Amico, non aver paura, l’oscurità in cui ti ritrovi qui non è maggiore di quella che c’è dentro il tuo corpo, sono due oscurità separate da una pelle, scommetto che non ci avevi mai pensato, non fai che trasportare da un lato all’altro un’oscurità, e questo non ti spaventa, poco fa ci è mancato poco che ti mettessi a urlare solo perché hai immaginato dei pericoli, solo perché ti sei ricordato dell’incubo di quando eri piccolo, mio caro, devi imparare a vivere con l’oscurità di fuori come hai imparato a vivere con l’oscurità di dentro, adesso alzati, su, per favore.
(José Saramago, Tutti i nomi)

Persone così, come questo Signor José, le incontriamo dovunque, occupano il proprio tempo o il tempo che credono gli avanzi dalla vita a raccogliere francobolli, monete, medaglie, vasi, cartoline, scatole di fiammiferi, libri, orologi, magliette sportive, autografi, pietre, pupazzetti di terracotta, lattine vuote, angioletti, cactus, libretti d’opera, accendisigari, penne, gufi, cassette di musica, bottiglie, bonsai, dipinti, boccali, pipe, obelischi di cristallo, papere di porcellana, giocattoli antichi, maschere di carnevale, probabilmente lo fanno per qualcosa che potremmo definire angoscia metafisica, forse perché non riescono a sopportare l’idea del caos come principio unico che regge l’universo, e perciò, con le loro deboli forze e senza l’aiuto divino, tentano di mettere un certo ordine nel mondo, e per un po’ di tempo ci riescono pure, ma solo finché possono difendere la propria collezione, perché quando arriva il giorno in cui questa si disperde, e quel giorno arriva sempre, o per morte o per stanchezza del collezionista, tutto ritorna all’inizio, tutto ritorna a confondersi.
(José Saramago, Tutti i nomi)

L. Cohen is over 75, Bob Dylan turns 70, and I’m not feeling that young myself.


Nur der Novellist, ein Herr mit steifem Hut und gepflegtem Schnurrbart, kannte niemanden. Er kam aus einer andern Sphäre, war nur zufällig hierher geraten. Er hatte ein gewisses Verhältnis zum Leben, und ein Buch von ihm wurde in bürgerlichen Kreisen gelesen. Er war entschlossen, sich streng bescheiden, dankbar und im ganzen wie ein Geduldeter zu benehmen. In einem kleinen Abstande folgte er den anderen ins Haus.
(Thomas Mann, Beim Propheten)