Cosa hanno in comune la bellezza e il dolore? Sono rappresentazioni nell’immaginazione che danno a pensare molto e senza sosta, senza però che qualunque pensiero possa essere ad esse adeguato, senza che ad una frase o una formula ci si possa finalmente arrestare. La bellezza riesce a non dar sosta solo se ne siamo così circondati da non poterla fuggire spostandosi: la neve è molto efficace nel far questo. Il dolore per seguirci fa da sé.
“Hasenheide”, brughiera delle lepri, e al primo impatto lo sembra proprio. Questi prati di febbraio, malnutriti e malridotti per colore e manto, sono veramente quei prati di montagna delle gite in Appennino coi miei, gli stessi sbucati oggi dalla memoria di allora. Le fughe in bassa montagna, quella ricchezza non ordinaria della mia troppo vituperata infanzia. Lo Hasenheide ha ghiaccio e neve, ma, sembra, mancano i cinghiali ed i bulbi che questi amano dissotterrare; chi ha spelacchiato i prati, allora? Comunque si vedono a terra radici masticate. E più in là, confinate in un canneto, capre selvatiche intorno allo stagno.
Lo rifarei?
È normale che torni regolarmente a domandarmelo, quando arrivano questi giorni dell’anno. Che anno dopo anno, sempre più pacificato e solido, io torni nonostante tutto a rimpiangere quell’inizio di febbraio che in più fu promessa e inizio di un ciclo, poi rimasto a metà, ma tutto intero scolpito nella memoria e nella carne delle braccia. E torno a divinare per frasi fatte che “innamorato a quel modo non sarò mai più”, perché il troppo è per poco, e non basta ancora, ed è una volta sola. Non solo solo frasi fatte o frasi di canzoni, non pure chiacchiere: i sentimenti, quando parlano, si spiegano con la più grande forza persuasiva; perciò di quell’amore passato io non chiacchiero, io so.
Così è normale che torni regolarmente a domandarmelo, quando arrivano questi giorni dell’anno: lo rifarei? È vero ciò che rispondo a chi distrattamente lo chiede, che lo rifarei subito e cento volte? Dai, le tue sono pure chiacchiere impulsive e sentimentali, che ti rimangerai quando avrai ripreso in mano quella storia e guardato il prezzo: una baia di infelicità e sacrificio lunga anni, prima e dopo quella terra ferma di pochi mesi (e poco ferma). Ecco, tre anni, prima di incontrare quello che sembra equilibrio e di cui ora ti mostri assai felice. Ebbene, rispondo, il prezzo è troppo grande e l’affare solo una fantasticheria, ma mi tenta, mi tenta seriamente.
Cari bellezza e dolore, dopo tanto mesurare campi siamo arrivati al margine del parco, è stato bello, ora andiamo a casa, dai.
